Sementi biologiche: la domanda cresce, la certificazione resta il collo di bottiglia

Autore: Redazione SeedNews

Il mercato del biologico in Italia continua a crescere, ma a monte della filiera c'è un nodo spesso trascurato: la disponibilità di sementi biologiche certificate. Le aziende agricole bio sono tenute, salvo deroghe, a impiegare sementi prodotte con metodo biologico — e per diverse colture la domanda supera l'offerta.

Cosa dice la normativa

Il Regolamento UE 2018/848 stabilisce che le aziende biologiche utilizzino sementi e materiale di moltiplicazione biologici. Le deroghe per l'uso di sementi convenzionali non conciate sono in progressiva riduzione, con l'obiettivo di azzerarle. La banca dati nazionale delle sementi biologiche è lo strumento con cui l'agricoltore verifica l'esistenza di varietà bio prima di poter richiedere una deroga.

Dove si crea il collo di bottiglia

La moltiplicazione di sementi bio richiede campi condotti con metodo biologico per più anni, costi più alti e rese spesso inferiori. Per molte varietà orticole e per alcune colture estensive l'offerta certificata resta limitata: le aziende sementiere devono pianificare la moltiplicazione con largo anticipo rispetto alla domanda reale.

Le prospettive

La spinta arriva da due fronti: la crescita della superficie bio italiana e l'avvicinarsi della fine delle deroghe. Chi investe oggi nella moltiplicazione biologica e in varietà adatte ai sistemi a basso input si troverà avvantaggiato. Cresce anche l'interesse per le varietà selezionate specificamente per l'agricoltura biologica, diverse dalle convenzionali semplicemente moltiplicate in regime bio.